DALLA NASCITA DEL 1.1.8. AL NUMERO UNICO DI EMERGENZA 1.1.2.

Dagli anni ’90 in Italia è stato istituito il Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica (S.U.E.M.) che risponde al numero gratuito 1.1.8.; oggi è in corso la rivoluzione di tutti i numeri di emergenza con il passaggio al Numero Unico Europeo  (N.U.E.) 1.1.2.
Vedremo insieme i dettagli di questo cambiamento e cosa comporta per il cittadino.

La creazione del Servizio di Urgenza ed Emergenza Medica S.U.E.M. 118 ha portato una straordinaria innovazione in Italia: un’organizzazione chiara e definita negli interventi di soccorso sanitario.

Nel secondo dopoguerra  il servizio di ambulanza era volto unicamente al trasporto, non al soccorso, il livello assistenziale extraospedaliero era pressoché nullo e qualsiasi aiuto diretto all’infortunato avveniva arrivati al Pronto Soccorso. L’unico obiettivo era fare presto: il mezzo doveva sopraggiungere rapidamente, caricare velocemente il paziente senza nessuna procedura specifica (quindi senza precauzioni per non aggravare lo stato di salute dell’infortunato) e altrettanto velocemente raggiungere l’ospedale più vicino. I cittadini che avevano bisogno dell’ambulanza, in assenza di un unico numero di riferimento, contattavano autonomamente le associazioni di Volontariato private presenti sul territorio o la Croce Rossa Italiana, con il risultato che, soprattutto in caso di incidenti, sul posto si recavano più ambulanze del necessario o nessuna.

La prima svolta arrivò con l’attentato terroristico al treno Italicus del 4 agosto 1974: nonostante le carrozze coinvolte fossero ferme a San Benedetto Val di Sambro (BO), il soccorso alle persone ferite venne portato per lo più da mezzi provenienti dalla Toscana con conseguente ritardo nel trasporto degli infortunati. Se fino a quel momento la popolazione italiana sembrava accettare di buon grado questo tipo di (dis)organizzazione, accontentandosi delle cure ospedaliere e spesso trasportando personalmente gli ammalati con la propria automobile, da quel momento in poi si fece più viva la necessità di un soccorso organizzato.

In Italia la prima forma organizzata di trasporto sanitario e soccorso, che vedeva un reale coordinamento delle ambulanze con figure professionali a bordo di esse (infermieri ed in alcuni casi medici), nasce sul territorio bolognese: la CePIS con il passare degli anni diventa un punto di riferimento per il territorio e un esempio per tutta la nazione. Essa si distingue particolarmente in occasione di un altro attentato terroristico, quello della stazione di Bologna del 2 agosto 1980. In questo frangente la CePIS diventa l’autorevole punto di riferimento per tutti i mezzi di soccorso: organizza la prima assistenza ai feriti e successivamente il trasferimento dei pazienti più gravi nei vari poli ospedalieri per le cure avanzate. L’assessorato alla Sanità del Comune di Bologna, favorevolmente impressionato dall’efficienza dei soccorsi in questa drammatica occasione, dà la spinta definitiva alla creazione della Centrale Unica bolognese per il Soccorso ed il Trasporto: scompare la CePIS e nasce Bologna Soccorso.

Nonostante l’ottimo esempio e le positive esperienze nella gestione delle maxi emergenze sul territorio emiliano, bisogna attendere gli anni ’90 per una evoluzione che coinvolga l’intera Nazione. Bologna, nel 1990 durante i mondiali di calcio, fu prima città in Italia ad istituire l’ 1.1.8. come numero unico di emergenza sanitaria; nel 1992 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga firmò il decreto legislativo di istituzione delle Centrali Operative di emergenza sanitaria 1.1.8. le quali avrebbero dovuto riproporre per intero il modello sperimentato con successo a Bologna. Con l’occasione venne assegnato all’Infermiere il ruolo di gestione della chiamata di soccorso, venne istituita la figura del Medico di Centrale responsabile per ogni nucleo operativo 1.1.8. e vennero identificate e standardizzate le tipologie di intervento e i tempi in cui doveva essere portato il soccorso.

Mentre in Italia nascevano le prime Centrali Operative 1.1.8. per il soccorso sanitario extraospedaliero già da un anno, precisamente dal Luglio del 1991, la Comunità Europea aveva mosso un passo più ampio verso il futuro: la Decisione Europea n. 917396/CEE invitava tutti gli Stati membri all’adozione del Numero Unico Europeo, N.U.E. 1.1.2., per TUTTE le emergenze (non solo quelle sanitarie). Tale decisione venne ribadita poco più di dieci anni dopo dal Parlamento e dal Consiglio Europeo con la direttiva 2002/22/CE del 2002.
Il nostro Paese con Decreto Legislativo n. 196 del 30 giungo 2003, art. 127, co.4, adotta il Numero Unico Europeo di Emergenza 112  quale servizio abilitato a ricevere le chiamate d’emergenza provenienti dalle  numerazioni 112, 113, 115 e 118; tuttavia le prime sperimentazioni in tal senso non ottengono nessun risultato concreto. La Comunità Europea avvia dunque nel 2006 la procedura di infrazione contro l’Italia  che si traduce nel deferimento alla corte di Giustizia Europea nel 2007 e la conseguente condanna nel 2009.

Nell’ottobre 2009, in Lombardia, nella provincia di Varese inizia la prima sperimentazione del “Centralino Laico”  (ovvero dove l’operatore che risponde non è appartenente ad una delle 4 centrali dell’emergenza: 112-Carabinieri, 113-Polizia di Stato, 115-Vigili del Fuoco, 118-SUEM) che rispondeva al nuovo N.U.E. 1.1.2.
Dal 2011 la sperimentazione passa dalla provincia di Varese all’intera Regione Lombardia, con il passaggio di consegne all’AREU. 
Infine il 7 agosto 2015 con la legge 124/2015 viene decretata l’estensione del Numero Unico Europeo NUE 112 su tutto il territorio nazionale, con Centrali Uniche di Risposta da realizzare in ambito regionale.

Ad oggi, Agosto 2018, il progetto N.U.E. 1.1.2. è  ancora lontano dall’avere ampia diffusione sul territorio nazionale. In un prossimo futuro esso sostituirà tutti i numeri brevi che utilizziamo oggi e con un’unica telefonata all’ 1.1.2. potremmo ricevere tutto il supporto necessario per qualsiasi emergenza!

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